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Arcevia e le sue testimonianze archeologiche

Arcevia e le sue testimonianze archeologiche

Un paradiso dove si torna indietro di milioni di anni

Una terra sublime, tra le prime del bel Piceno. Così Gaspare Murtola, nel 1636, descrive Roccacontrada, splendida località dell’entroterra anconetano che, circa duecento anni dopo, avrebbe visto cambiare il proprio nome in Arcevia. Se la denominazione è mutata, il paesaggio è però rimasto lo stesso. Oggi come allora, la cittadina alle pendici del Monte Cischiano, che domina la valle del Misa e si ritrova immersa tra le colline a 38 km da Senigallia, incanta il visitatore con una bellezza che “maestosa s’innalza al ciel sereno”. Ma, oltre che per il mirabile panorama e per l’aria salubre che l’hanno resa meta privilegiata del turismo estivo, Arcevia è conosciuta grazie alla magnificenza delle opere d’arte, alla magia dei castelli e alla ricchezza dei siti archeologici, che hanno regalato preziosi reperti persino al Metropolitan Museum di New York. Non bisogna essere archeologi per rendersi conto della grandezza del patrimonio storico di Arcevia. Anche i semplici appassionati d’antichità resteranno a bocca aperta di fronte a ritrovamenti che permettono di viaggiare nel tempo, arrivando con la fantasia fino all’età paleolitica superiore. Risalgono a tale epoca, infatti, i manufatti e gli strumenti che, tra gli anni Sessanta e Ottanta, si sono rinvenuti a Ponte di Pietra, un deposito di lavorazione della selce localizzato ad inizio secolo, probabilmente utilizzato dagli uomini primitivi come bivacco stagionale. Più recente, invece, l’esteso fossato ad imbuto, lungo oltre 100 metri, scoperto da Puglisi in località Conelle. Predisposto con finalità difensive e riparato attualmente da una tettoia, lo scavo fu realizzato nel IV millennio a. C., in pieno eneolitico, quando agli utensili in pietra cominciarono ad affiancarsi i primi oggetti in metallo. Oltre a costituire uno dei pochi esempi di “costruzione” difensiva preistorica in zone pianeggianti, è degno di nota perché al suo interno sono stati recuperati numerosi cimeli attestanti svariate attività, come l’agricoltura, la tessitura e la lavorazione di legno, osso, selce e ceramica. Ancora più vicino a noi, il villaggio protovillanoviano di Monte Croce Guardia, formato interamente da capanne di forma ovale, risale al XII-X secolo a.C. e, dunque, alla fine dell’era del bronzo. Abbarbicato su un colle, anche questo abitato fu edificato a scopo di difesa e, probabilmente, era popolato solo in determinati periodi dell’anno da pastori transumanti. In zona sono state disseppellite interessanti creazioni artigianali in corno, bronzo e argilla depurata, insieme a svariate testimonianze di vita quotidiana, come pesi da telaio, vanghe e spatole. Per finire, non si può non citare Montefortino, dove a fine Ottocento fu individuato un cimitero gallico formato da quarantasette tombe, in buona parte riservate ai guerrieri. Non a caso, i corredi funebri erano incredibilmente preziosi: al di là di specchi, suppellettili domestiche e armi, in quella che è attualmente considerata la più importante necropoli celtica picena si sono rinvenuti anelli, bracciali e due corone d’oro. Se alcuni degli inestimabili reperti di Montefortino hanno preso il volo e sono attualmente conservati al Metropolitan Museum di New York, tutti gli altri, fortunatamente, si possono visionare nelle Marche, al Museo Archeologico Nazionale di Ancona e, soprattutto, al Museo Statale di Arcevia. Istituita nel 1996 nell’ex Convento dei Francescani, trasformato oggi in fiorente polo culturale, la struttura ha funzione di museo comprensorio e si divide in tre sale principali, dove gli oggetti in mostra si succedono secondo un ordine cronologico. Oltre a quelli provenienti dai siti citati, il visitatore potrà contemplare tre notevoli cippi in pietra, caratterizzati da un decoro plastico raffigurante la porta degli inferi. 

Arcevia: ma che bei castelli!

Ad essere abbondanti, nel territorio arceviese, non sono soltanto le tracce archeologiche dal momento che, all’interno del circondario, sorgono ben nove castelli, centri abitati protetti da mura, le cui strutture risalgono al ‘300 e al ‘400. Da quello di Avacelli, di cui resta la considerevole porta d’ingresso col rivellino, si passa al castello Castiglioni, posto al confine con Serra de’ Conti, proprio come il Montale. Anche il suggestivo Piticchio, col suo splendido camminamento di ronda, si trova nelle vicinanze, mentre il Loretello, il più antico, è situato in direzione S. Lorenzo in Campo. Come non ricordare, poi, il piccolo gioiello di San Pietro, il castello Caudino, al di fuori del quale si scontrarono Guelfi e Ghibellini, e quello di Nidastore, il cui proprietario, per la pretesa di esercitare lo ius primae noctis, sarebbe stato ucciso dagli abitanti? Infine, si segnala Palazzo, il più poetico e caratteristico, che per questa ragione è stato protagonista delle Giornate FAI del 2004. In alcuni dei castelli citati si possono ammirare imperdibili opere del Ramazzani, artista locale allievo di Lorenzo Lotto, il cui talento valorizza anche la chiesa più importante di Arcevia, denominata Collegiata di San Medardo. L’imponente costruzione, dalla facciata in cotto rimasta incompiuta, al suo interno custodisce altri capolavori, a cominciare dalle pale di Luca Signorelli le quali, in occasione della mostra a lui dedicata, hanno attirato nel centro storico niente meno che Vittorio Sgarbi. Altri luoghi sacri che meritano una visita sono S. Agata e S. Maria del Soccorso, oltre alla già nominata baroccheggiante San Francesco: se l’esterno si caratterizza per il romanico portale in pietra, l’interno è decorato con due tele del Ramazzani e con l’affresco della Vergine del Parto, protettrice delle donne incinte. Passando alle costruzioni laiche, in Corso Mazzini si trovano due perle architettoniche: il sobrio Palazzo della Duchessa, residenza estiva secentesca di Livia della Rovere, dove spiccano il pavimento e la particolare scala a chiocciola, e Palazzo Anselmi, che non mancherà di stupire per la notevole biblioteca e la collezione pittorica di artisti locali. In Piazza Garibaldi, invece, ad allietare la vista sarà il Palazzo Comunale, datato 1259, che colpirà il turista con l’arco gotico d’ingresso, l’imponente torre merlata completa di scalinata percorribile e la grande tela del manierista Bruno d’Arcevia. Infine, da non perdere sono Palazzo Mannelli, edificio tardo rinascimentale tra i più pregevoli della provincia, e Palazzo dei Priori, con annesso l’incantevole teatro Misa. Ma Arcevia, oltre agli spettacoli propriamente detti, offre anche quelli naturali: l’oasi verde del Giardino Giacomo Leopardi, ad esempio, soddisferà tutti, dagli amanti del relax, ai bimbi che impazziranno per il parco giochi, fino agli appassionati di fotografia che, in aggiunta alla celebre fontana, potranno immortalare lo scorcio da cartolina che si può godere dal punto più alto del parco. Se, poi, si preferisce un contatto con la natura selvaggia e incontaminata, nessun problema: nei dintorni del centro si snodano affascinanti sentieri, anche molto agevoli, perfetti per trekking e mountain bike. I loro nomi evocativi non lasciano dubbi: oltre a raccogliere funghi, asparagi, bacche e castagne, chi li percorre potrà trovarsi a tu per tu con adorabili scoiattoli.  

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