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Sulle tracce di Napoleone Bonaparte nelle Marche

Sulle tracce di Napoleone Bonaparte nelle Marche

L’accrescimento del patrimonio architettonico marchigiano in epoca napoleonica

La prima volta che Bonaparte mise piede in suolo marchigiano è stato nel 1797, quando le truppe napoleoniche hanno invaso la regione occupando dapprima le città costiere e poi quelle più interne. L’ evento è ben documentato sia da Monaldo Leopardi che dall’opuscolo intitolato “Descrizione della caduta di Macerata”. Proprio nel territorio di questa provincia, precisamente a Tolentino, è stato allestito un museo dedicato alla presenza dell’Imperatore francese nella regione. Il Museo Napoleonico, sito presso il Palazzo Parisani Bezzi, ospita le sale e gli arredi originali, teatro della storica firma della “Pace di Tolentino”. Così circondati dalla suggestiva cornice storica potrete tornare indietro nel tempo con la vostra immaginazione, a quando quei corridoi furono attraversati da nobili al servizio di un uomo divenuto leggenda. Da un punto di vista architettonico, la presenza del generale francese aveva innescato un notevole fervore costruttivo che impegnò numerosi architetti cui venne assegnata l’edificazione di diverse opere, tra cui il Duomo di Camerino, la cattedrale di Treia e numerose ville i cui proprietari erano commercianti e notabili i quali avevano incrementato il loro patrimonio sfruttando gli sconvolgimenti economici e sociali di quel periodo storico.  Presso Treia (MC), è possibile ammirare Villa la Quiete o detta anche Villa spada, un’antichissima dimora nobiliare di campagna, fatta restaurare da Napoleone e poi da lui donata a Gioacchino Murat. Mentre ad Ancona sorse agli inizi del XIX secolo Villa Favorita nota anche con il nome Villa dalle cento finestre. Nei pressi di Civitanova Marche sorge invece Villa Eugenia, di proprietà di Luigi Bonaparte, fratello scontroso e bizzarro di Napoleone, mentre a Porto San Giorgio si trova quella che un tempo era considerata la residenza dorata di Girolamo Bonaparte, altro fratello dell’imperatore, il quale scelse di dimorare nel fermano per poter stare vicino alla sua innamorata, la marchesa Anna Azzolino. L’intero arredamento fatto pervenire via mare da Trieste è tutt’ora conservato e custodito all’interno della Villa Bonaparte. L’incaricato della costruzione era l’architetto Ireneo Alessandri, lo stesso che si occupò dello Sferisterio di Macerata. In ultimo, presso la magnifica baia di Portonovo, a ridosso della costa, si erge il Fortino Napoleonico, un’imponente struttura militare costruita nel 1810 con lo scopo di proteggere il lato sud di ancona dallo sbarco della flotta inglese in cerca di rifornimenti per le proprie navi. La storia vuole che l’intero edificio sia stato edificato utilizzando i blocchi del vicino monastero benedettino crollato nel 1320. Dopo il 1860 la struttura cadde in stato di abbandono e soltanto 100 anni dopo è stata recuperata, restaurata e resa accessibile al pubblico. 

I saccheggi ed il miracolo di San Ciriaco

Se da un lato la presenza dei Bonaparte in territorio marchigiano ha contribuito ad accrescere il patrimonio architettonico, dall’altro ha visto un’ingente depauperazione del patrimonio artistico. È ben noto a tutti che dovunque sia arrivato, l’esercito napoleonico sia stato protagonista indiscusso di saccheggi soprattutto a livello artistico, poiché lo stesso imperatore era particolarmente devoto alla traslazione delle opere più rilevanti dal suolo italico verso quello francese. Tra le città marchigiane la più colpita è stata Loreto. Durante le razzie dei militari non sono stati risparmiati neppure gli ornamenti pontifici; le chiavi incrociate furono sfregiate in modo tale da assumere le sembianze di due fusti di cannone. Per trasportare tutti gli oggetti preziosi sottratti al Palazzo Apostolico fu addirittura adoperato un carro funebre. Purtroppo al viaggio verso Parigi non scampò neanche la statua della Madonna nera custodita nella Santa Casa; una volta giunta in suolo francese venne catalogata come “Statua di legno orientale di scuola giudaico-egizia” ed accantonata in uno dei locali del Louvre. Soltanto qualche tempo dopo grazie ad un accordo tra Napoleone Bonaparte e Papa Pio VII la statua fu resa e riportata nella Cattedrale lauretana dove ancora oggi i fedeli possono venerarla. Se la Madonna nera di Loreto è stata restituita in seguito ad un accordo, ben più curiosa è la storia di un’altra opera religiosa restituita per superstizione. Presso il Duomo di San Ciriaco ad Ancona è custodito ancora oggi il dipinto della Regina di tutti i Santi; la storia vuole che poco dopo l’occupazione di Ancona da parte dell’esercito napoleonico, una donna vide il dipinto muovere gli occhi. Poco dopo, l’evento si ripeté davanti ad altri testimoni e il Vescovo che all’epoca era un certo Ranuzzi diede inizio al processo di riconoscimento canonico del miracolo. Quando infine giunse nell’attuale capoluogo anche Napoleone, questi volle vedere di persona il dipinto in questione, prima di bruciarlo ed inquisire i canonici come a lui suggerito dagli occupanti francesi. Si narra però che alla vista del quadro l’imperatore impallidì e diede l’ordine di celare l’immagine dietro un drappo per poi riconsegnarla al luogo di appartenenza accompagnata dagli ori di cui era stata depredata.  E grazie a ciò che avvenne quel giorno, anche se nessuno conosce la verità dei fatti, la Regina di tutti i Santi è ritornata nella sua “casa” per essere ammirata da fedeli e curiosi.  

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